Educazione Liturgica

Nella solennità dell’Epifania si coglie la pienezza del mistero del Natale. Nella gloria di Cristo che si manifesta come luce per tutte le genti – rappresentate simbolicamente dai Magi – già si intravede un riflesso della Risurrezione. Un elemento liturgico rende esplicito questo legame: l’“Annuncio del giorno di Pasqua”, una proclamazione che può essere inserita tra il Vangelo e l’omelia, nel cuore stesso della celebrazione eucaristica, in tutte le Messe celebrate dal tramonto della vigilia fino alla sera del 6 gennaio.

Le origini di questo rito si perdono nei secoli. A Milano si ricorda come sant’Ambrogio, proprio nel giorno dell’Epifania, oltre ad annunciare la data della Pasqua, rendesse noti anche i nomi di coloro che sarebbero stati battezzati nella Veglia pasquale. La tradizione racconta che, in un’occasione, il futuro patrono della città si espresse con amarezza: «Ho tratto le reti fin dall’Epifania, ma sono rimaste vuote».

Ancora oggi l’“Annuncio” è previsto sia nel rito romano sia in quello ambrosiano, sebbene con testi differenti. A illustrarne le caratteristiche è monsignor Claudio Magnoli, responsabile del Servizio per la pastorale liturgica dell’arcidiocesi di Milano.
«La differenza più evidente – spiega – è che nel rito ambrosiano viene indicata esclusivamente la data della Pasqua, mentre nel rito romano sono ricordate anche altre festività mobili: il Mercoledì delle Ceneri, l’Ascensione, la Pentecoste e la prima domenica di Avvento».

La distinzione, tuttavia, non riguarda soltanto gli aspetti cronologici.
«L’Annuncio ambrosiano – prosegue monsignor Magnoli – mette in luce due dimensioni specifiche della Pasqua: la misericordia e la gioia. La prima richiama la consapevolezza che la celebrazione della Risurrezione è dono della bontà di Dio; la seconda riprende il tema fondamentale che caratterizza questa grande solennità».

Nel rito romano, invece, la prospettiva è diversa: il giorno di Pasqua è presentato come il centro dell’intero anno liturgico, una sorta di “data zero” da cui prendono origine tutte le altre celebrazioni mobili.

Si annuncia alla vostra carità, fratelli carissimi, che, 
permettendo la misericordia di Dio e del Signore nostro Gesù Cristo, 

il giorno 5 del mese di aprile celebreremo con gioia la Pasqua del Signore.