“Gesù morto e risorto è il cuore della nostra fede. San Paolo, nell’enunciare in poche parole, utilizzando solo quattro verbi, tale contenuto, ci trasmette il “nucleo” della nostra speranza: «A voi […] ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5). 
Cristo morì, fu sepolto, è risorto, apparve. Per noi è passato attraverso il dramma della morte. L’amore del Padre lo ha risuscitato nella forza dello Spirito, facendo della sua umanità la primizia dell’eternità per la nostra salvezza. La speranza cristiana consiste proprio in questo: davanti alla morte, dove tutto sembra finire, si riceve la certezza che, grazie a Cristo, alla sua grazia che ci è stata comunicata nel Battesimo, «la vita non è tolta, ma trasformata»,[15] per sempre. Nel Battesimo, infatti, sepolti insieme con Cristo, riceviamo in Lui risorto il dono di una vita nuova, che abbatte il muro della morte, facendo di essa un passaggio verso l’eternità”. (Spes non confundit,20)

Queste parole di Papa Francesco, nella bolla di indizione del giubileo, ci aiutano a vivere il pio esercizio della via Crucis da “pellegrini di speranza”. I commenti di Papa Francesco, di Benedetto XVI e di S. Giovanni Paolo II ci permettono di sostare ad ogni “stazione” con uno sguardo di profondità e di partecipazione.

Nel 1991 S. Giovanni Paolo II ha voluto dare al percorso un riferimento biblico più evidente tralasciando alcuni quadri proposti dalla pietà popolare e privilegiando altri momenti presentati dai vangeli. Senza sottovalutare il cammino tradizionale, proponiamo quanto era stato motivo di preghiera al Colosseo nel 1991 e anche in qualche anno successivo.

La partenza è prevista dalla Parrocchia Madonna dei Poveri (Via Cottolengo, 1) con arrivo alla Parrocchia di San Zenone (Via S. Antonio, 3)

 
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