dal sito www.chiesadimilano.it

Domenica 28 luglio sarà celebrata la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. La ricorrenza, che si festeggia la quarta domenica del mese, è giunta alla sua quarta edizione, che quest’anno sarà dedicata al tema «Nella vecchiaia non abbandonarmi».

Un aspetto spesso trascurato è infatti lo stato di solitudine in cui le persone dopo una certa età rischiano di cadere. Sul tema si è espresso lo stesso papa Francesco con un messaggio dedicato alla Giornata. «Troppo spesso la solitudine è l’amara compagna della vita di noi, anziani e nonni. Tante volte, da vescovo di Buenos Aires, mi è capitato di visitare case di riposo e di rendermi conto di quanto raramente quelle persone ricevessero visite: alcune non vedevano i loro cari da molti mesi».

Soffermandosi sulle tante cause di questa solitudine, il Pontefice ha spiegato come in molti Paesi, soprattutto i più poveri, gli anziani si ritrovano soli perché i figli sono costretti a emigrare. «Oppure – ha aggiunto Francesco – penso alle numerose situazioni di conflitto: quanti anziani rimangono soli perché gli uomini sono chiamati a combattere e le donne, soprattutto le mamme con bambini piccoli, lasciano il Paese per dare sicurezza ai figli».

Nel messaggio il Papa ha osservato come «le appartenenze comuni sono in crisi e si affermano le individualità; il passaggio dal “noi” all’“io” appare uno dei più evidenti segni dei nostri tempi. La famiglia, che è la prima e più radicale contestazione dell’idea che ci si possa salvare da soli, è una delle vittime di questa cultura individualista. Quando si invecchia, però, a mano a mano che le forze declinano, il miraggio dell’individualismo, l’illusione di non aver bisogno di nessuno e di poter vivere senza legami si rivela per quello che è; ci si trova invece ad aver bisogno di tutto, ma oramai soli, senza più aiuto, senza qualcuno su cui poter fare affidamento. È una triste scoperta che molti fanno quando è troppo tardi».

Dal Papa l’incoraggiamento per questa IV Giornata mondiale dedicata ai nonni e agli anziani è dunque a non fare «mancare loro la nostra tenerezza, visitiamo coloro che sono sfiduciati e non sperano più che un futuro diverso sia possibile. All’atteggiamento egoistico che porta allo scarto e alla solitudine contrapponiamo il cuore aperto e il volto lieto di chi ha il coraggio di dire “non ti abbandonerò!” e di intraprendere un cammino differente».


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